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Nel 2025 abbiamo fallito (ma questa è la nostra fortuna)

C’è una narrazione nel mondo che ci vorrebbe sempre perfetti, vincenti, capaci di risolvere tutto. Ma la verità è che abbiamo scelto di operare in Burkina Faso e in Togo, territori fragili fatti di fango, imprevisti e umanità.

Quest’anno, abbiamo deciso di fare un bilancio diverso. Di tutto ciò che non ha funzionato e che ci stimola a chiederci:

Cosa possiamo fare meglio?

A Koupéla, la caduta di un baobab ha gravemente danneggiato la Maison de Rose. Il guasto al fotovoltaico e la necessità di rifare l’impianto elettrico rallentano le nostre attività. Anche la realizzazione dei pozzi ha avuto un arresto: non c’era acqua nello scavo della Cittadella Martin.

La scelta di realizzare la Cittadella in una zona rurale, dove le opportunità sono nulle, è stata una scelta politica e sociale precisa. Eppure, oggi ci scontriamo con la realtà: le madri di Saaba sono restie a iscrivere i figli all’asilo perché non vedono un futuro dopo la scuola dell’infanzia. La domanda che ci pongono è la nostra stessa sfida: che senso ha iniziare se non ci sono le opportunità per proseguire?

Due ragazze della Maison Yougbarè hanno interrotto gli studi per gravidanze precoci. Eravamo pronti a sostenerle, garantendo scuola e tutela. Ma la pressione sociale e la vergogna hanno prevalso. Sono tornate nei villaggi, inghiottite da quel ciclo di povertà che tentiamo faticosamente di spezzare.

Mounira, una nostra studentessa di 13 anni, orfana di madre, ha scelto il lavoro nelle miniere invece della scuola per non gravare sull’equilibrio economico familiare. La fame ha avuto tempi più rapidi dell’istruzione.

A 11 anni, Emilienne era l’unica della famiglia con accesso alla scuola. È durata due mesi. “Non fa per me”, ha detto, diventando domestica per uno zio. Oggi pulisce pavimenti e impara a cucire. Cosa possiamo fare quando la cultura del lavoro immediato vince sulla promessa di un futuro a lungo termine?

Norbert ci ha lasciati a settembre, dopo anni passati ad accompagnare la sua fragilità psichica. Lo abbiamo scoperto durante una visita di routine: il funerale era già stato celebrato nel silenzio. Siamo arrivati tardi, ma il nostro ultimo gesto di supporto alla famiglia conferma che per la nostra Associazione nessuno è invisibile, nemmeno nell’ora della morte.