La società contemporanea ha bisogno di famiglie che generino la cultura dell’accoglienza, della comunione e della speranza; che sappiano essere fonte di una “società aperta e solidale” (Giorgio Napolitano); che sappiano ospitare la diversità e siano feconde perché capaci di consegnare ai figli i semi del futuro e le speranze del domani. Tutto questo chiede politiche coraggiose che sappiano sostenere un’idea positiva delle relazioni familiari, e delle relazioni umane in genere, sulle quali costruire la “vera società del BEN-ESSERE”. La 2^ Settimana del Diritto alla Famiglia, vuole rilanciare nel dibattito culturale e politico queste urgenze, in particolare richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica e degli attori istituzionali su 9 punti nodali.
1. FAMIGLIA, SOGGETTO SOCIALE. 20esima GIORNATA ONU DELLA FAMIGLIA
La consapevolezza che la famiglia sia il “nucleo fondamentale della società” (Preambolo della Convenzione ONU sui diritti del bambino) non è ancora patrimonio comune. Continuamente la sua soggettività sociale deve essere riconosciuta e valorizzata. La famiglia accoglie la vita, forma l'uomo, garantisce il ricambio generazionale, è il luogo in cui si sperimentano in prima istanza la gratuità, il dono reciproco, l'importanza di amare ed essere amati. La famiglia genera persone, “rende umani gli esseri umani” (Urie Bronfenbrenner). Come prima e fondamentale struttura sociale essa è il luogo in cui si impara a conciliare diritti e doveri, la libertà propria e il rispetto dell'altro. È lo spazio naturale per il dialogo ed il confronto ma anche per la condivisione. Oggi più che mai la famiglia attraversa un periodo in cui si intrecciano crisi e speranze che aprono l’orizzonte a grandi sfide circa il suo ruolo per l’umanità intera. Importante in tal senso la scelta dell’ONU di indire la Giornata Internazionale della Famiglia, giunta nel 2012 alla 20esima edizione.
2. LA SFIDA DELLA VITA. CULTURA DEL POSSESSO O CULTURA DEL DONO?
La prima e fondamentale sfida per la famiglia è quella della vita. Una sfida che negli ultimi anni è diventata sempre più vasta e determinante, in particolare rispetto all’inizio vita, quando l’essere umano è più debole ed indifeso e ha bisogno perciò di maggiore protezione e tutela. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno sarebbero praticati nel mondo circa 53milioni di aborti (110mila in Italia), ai quali vanno aggiunti quelli derivanti dagli aborti illegali, dalla cosiddetta contraccezione d’emergenza e, negli ultimi anni, dall’utilizzo della RU486. Una cifra così grande dovrebbe interrogare tutti, specie se abbinata al drammatico declino demografico dell’Italia e degli altri Paesi Occidentali, al di là delle posizioni personali nei confronti dell’aborto e del dibattito internazionale sul quando cominci e finisca la vita umana.
Un dato obbliga ad una seria riflessione: le donne in procinto di abortire che hanno un colloquio con un volontario dei Centri di Aiuto alla Vita nel 50% dei casi decidono di portare avanti la gravidanza. Cosa si fa in Italia per promuovere questi “rimedi efficaci”, segno che la solidarietà spesso è capace di vincere ogni solitudine? È una sfida epocale in cui la famiglia è invitata a vedere il figlio non come un prodotto delle proprie azioni o un bene privato ma come un dono ricevuto e un bene sociale.
3. IL 50° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI S. GIANNA BERETTA MOLLA (28 aprile 1962 – 28 aprile 2012)
Cinquant’anni fa moriva Gianna Beretta Molla, giovane pediatra milanese, sposa e madre di quattro figli che, per dare alla luce l’ultimogenita, “sacrificò con meditata immolazione” (Paolo VI) la propria vita. «Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – e lo esigo – il bimbo» disse ai medici quando, a causa di un fibroma all’utero, emerse l’impossibilità di salvare la vita sua e quella della creatura portata in grembo. Il mattino del 21 aprile 1962, diede alla luce Gianna Emanuela e il 28 aprile, nonostante tutti gli sforzi e le cure, tra indicibili dolori, morì. Aveva 39 anni. Fu sepolta nel cimitero di Mesero (MI), mentre rapidamente si diffondeva la fama di santità per la sua vita e per il gesto di amore e di martirio che l'aveva coronata. Proclamata santa nel 2004 da Giovanni Paolo II, Gianna Beretta Molla è una testimone per tutti i genitori che vivono con straordinaria dedizione l’ordinario impegno di cura ed educazione dei figli.
4. CONSULTORI FAMILIARI. IMPORTANTI MA OBSOLETI. URGE UNA RIFORMA
Una riforma dei consultori familiari non è più procrastinabile, poiché è necessario, partendo dalle stesse finalità previste dalla legge quadro 405/’75 (Istituzione dei Consultori Familiari), mettere in atto le necessarie modifiche. Sin dalla sua approvazione, la legge venne salutata come un evento significativo per il riguardo esplicito al soggetto famiglia e per le sue finalità: di prevenzione del disagio sociale, di assistenza alla famiglia e alla maternità, di integrazione sociosanitaria e di partecipazione civile sul territorio.
Le successive norme regionali e altre circostanze sociali, culturali e legislative hanno fatto sì che i servizi consultoriali si caratterizzassero più per l’assistenza e le cure offerte all'individuo che alla persona nelle sue relazioni con la famiglia, e in termini medici e sanitari più che di consulenza familiare. Quello che quindi oggi, a più voci si chiede, non è una semplice riforma ma una radicale riqualificazione: c’è bisogno di ridare ai Consultori Familiari la connotazione sociale che si è andata perdendo nel tempo, mentre è rimasta e si è accentuata quella sanitaria.
Urge altresì che le scelte legislative della varie Regioni siano accompagnate (o meglio precedute) dalla determinazione, a livello nazionale, dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, onde garantire l’uguaglianza tra i cittadini delle diverse zone del Paese.
5. LA SFIDA DEL PANE. CHI FA FIGLI DIVENTA POVERO
Negli ultimi anni la povertà economica emerge come una delle variabili che maggiormente caricano di rischi e difficoltà le famiglie italiane. Fino a qualche anno fa si riteneva ci fosse da occuparsi solo dei bisogni post-materialistici: esigenze relazionali, difficoltà culturali, problemi di integrazione sociale, ... Oggi numerosi enti caritativo-assistenziali, ed anche alcuni servizi pubblici, hanno ricominciato a distribuire i cosiddetti pacchi alimentari, segno della connotazione assistenzialistico-emergenziale del welfare italiano, spesso incapace di promuovere realmente l’autosufficienza e la dignità delle persone. In questo scenario diviene insostenibile il carico economico connesso alla cura dei figli, tant’è che circa il 33% delle famiglie con tre o più figli è al di sotto della soglia di povertà. Il fattore economico incide sempre più nella scelta di contenere il numero dei figli, anche tramite il ricorso all’aborto (praticato nel 47% dei casi per problemi di natura economica).
6. LA SFIDA DELL’AMORE. L’URGENZA DI EDUCARE ALL’AFFETTIVITÀ
Il mondo di oggi offre purtroppo un’immagine distorta dell’affettività e della sessualità. Sempre più spesso la relazione di coppia è vissuta come ricerca di benessere personale. Questa visione, prevalentemente materiale ed egoistica, genera un aumento della fragilità delle relazioni familiari.
Negli ultimi anni il numero delle separazioni e dei divorzi è notevolmente aumentato. È evidente che siamo di fronte ad una concezione riduttiva e parziale dell’amore coniugale. La fragilità del patto matrimoniale deriva da una visione consumistica della vita, dalla concezione individualistica del benessere, il noi viene dopo l’io ed è spesso inteso al servizio del singolo. Educare all’affettività vuol dire educare a vivere la gratuità del dono, insegnare il valore della fedeltà nelle piccole cose.
7. MINORI “FUORI FAMIGLIA”: A 18 (o 21) ANNI “TUTTI PER STRADA”? QUALI I PERCORSI PER L’AUTONOMIA?
Sono oltre 15mila i minori italiani ospiti di servizi residenziali quali case famiglia, comunità educative, comunità alloggio (dati al 31.12.2008 diffusi ad inizio 2011 dal Centro Nazionale di Documentazione e Analisi sull’Infanzia e l’Adolescenza). Nei 2/3 dei casi si tratta di preadolescenti o adolescenti, buona parte dei quali è “fuori famiglia” da oltre due anni (56%), segno della difficoltà della famiglia di origine a recuperare sufficienti livelli di idoneità. Cosa attenderà questi minori una volta raggiunta la maggiore età, quando verranno meno le “rette” che il servizio pubblico paga alle comunità residenziali che li accolgono? Nella maggior parte dei casi ci si trova, al compimento dei 18 anni (o dei 21, nel caso il Tribunale per i Minorenni disponga il cd. prosieguo amministrativo), a rientrare a casa, presso quella famiglia che fino ad un attimo prima era ritenuta non adeguata, privi di supporti e riferimenti. Non mancano interventi che tentano di offrire risposte di sostegno all’autonomia: borse di studio, percorsi di avvio al lavoro, gruppi appartamento. Ma su quali riferimenti relazionali questi neo-maggiorenni possono contare? Urge attivare una rete di adulti (famiglie solidali, volontari, …) disponibili e capaci di essere “sostenitori di autonomia”, “accompagnatori nella vita”.
8. RETI FAMILIARI. MINIERA D’ORO SU CUI NESSUNO INVESTE
Da anni numerose sperimentazioni, di diversa impostazione e natura, testimoniano quanto sia proficua e promettente il vissuto delle reti familiari, cioè di quei contesti informali in cui si sviluppano legami di mutua solidarietà tra famiglie. “Mettersi insieme” per una stessa scommessa, condividere difficoltà e soluzioni, attuare relazioni di auto-aiuto, trovare forza nel rapporto con gli altri e donare forza agli altri. Le reti familiari, con il loro dinamismo interno, favoriscono un processo di “solidarity capacity building”, cioè di potenziamento della capacità solidale delle comunità locali. Capacità solidale che, in modo efficace e sostenibile, può e deve sempre più affiancare l’operato tecnico dei servizi, nella costruzione di contesti in cui il disagio familiare e minorile sia prevenuto e superato.
Mancano tuttavia adeguate politiche che investano su tale “miniera d’oro” promuovendone la nascita e il consolidamento. Occorre sviluppare percorsi che favoriscano occasioni e possibilità di incontro e conciliazione di tempi e relazioni, di confronto, di accompagnamento e sostegno, di presenza, di partecipazione, di proposta, di sensibilizzazione del territorio.
9. I VEDOVI. PER IL FISCO NON PIÙ GENITORI
Il sistema previdenziale e giuridico italiano, pur nel dichiarato intento di tutelare le famiglie con figli minori in cui sopraggiunge la morte di un genitore, di fatto produce situazioni di ingiustizia e sperequazione sociale, al punto da non riconoscere più ai vedovi di essere madri e padri. Ad esempio il considerare “reddito autonomo” la quota di pensione di reversibilità ricevuta dai figli, fa sì che nella maggior parte dei casi non venga più riconosciuto il “carico familiare” (perdendo la possibilità di detrarre le spese sanitarie, le tasse universitarie, …), come se non esistesse più la famiglia. Questo ferisce non solo economicamente ma anche nella dignità e nel loro ruolo sociale, cancellando di fatto l’essere famiglia. Occorre riformare la struttura della legislazione fiscale in modo da tenere in debito conto la reale situazione delle famiglie e i vincoli di solidarietà economica che legano i diversi componenti e ne fanno un soggetto complessivo, sul quale dovrebbe operare un equo trattamento impositivo.


